Riceviamo e volentieri pubblichiamo
la Redazione
La situazione dei beni culturali si fa in Italia sempre più drammatica per i tagli ai finanziamenti al settore che ormai si susseguono ininterrottamente da 10 anni: dal 2001 al 2011 sono dimnuiti del 40%, ovvero da 2.386 a 1.429 milioni di euro. Eppure il settore tira ugualmente e anzi registra complessivamente su scala nazionale una contenuta crescita di presenze turistiche di circa il 5,9 per cento. Il maggiore incremento si registra a Roma con un 9,3% che la dice lunga sul fascino che la nostra città esercita nel mondo. Tuttavia, pur trattandosi di un dato assai significativo, non ci si deve per questo accontentare e bisogna considerarlo solo come un punto di partenza, uno stimolo a fare meglio e per un buon motivo in quanto non esiste un'altra città al monso che eserciti un fascino maggiore di Roma. Basti dire che da una recente indagine svolta tra le agenzie di viaggi risulta che nei desideri del 95% dei turisti Roma è la prima città al mondo da visitare.
S'impone quindi un maggiore impegno e una maggiore attenzione al problema da parte delle autorità e dei cittadini tutti anche perché quando si pensa al turismo nella nostra città bisogna purtroppo fare i conti con le tante criticità da cui la stessa è afflitta come, ad esempio, la presenza eccessiva di ambulanti, di questuanti, di mendicanti, di microcriminalità. Per non parlare poi dello stato delle strade, dell'incuria dei giardini, della scarsa pulizia anche dei luoghi storici, del traffico troppo spesso convulso e caotico, della totale mancanza di servizi igienici pubblici.
In queste condizioni è assai difficile incrementare il turismo ma, intanto, in attesa che le citate criticità vengano risolte, qualcosa si può fare. Gli addetti alla custodia e valorizzazione delle opere d'arte e dei siti archeologici della città non sempre sono all'altezza di tale compiti. Si tratta spesso di personale assunto con varie motivazioni, anche di carattere sociale, ma privo di quel retroterra storico-culturale e di quelle conoscenze linguistiche che invece, nel caso specifico, sono indispensabili. Perché allora non utilizzare per tale compito il personale precario o disoccupato della scuola che, specialmente se proveniente da studi classici, potrebbe agevolmente operare nell'ambito artistico-culturale della nostra città? Si potrebbero così soddisfare le esigenze del settore ed offrire uno sbocco occupazionale confacente a personale altemente qualificato.
Antonietta Spinelli



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