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Contro la crisi globale. Colloquio con Enea Franza

Contro la crisi globale, una nuova etica

dell’agire economico

A colloquio con l’economista Enea Franza

 

Dott. Franza, nel suo ultimo libro “L'Italia e la Crisi, un paese al bivio”, lei affronta, con apprezzabile capacità divulgativa, gli scenari dell’attuale crisi economica. Stiamo vivendo una crisi congiunturale oppure una crisi sistemica?

Le crisi economiche sono una costante del capitalismo. Gli studiosi di economia hanno calcolato che, dal 1600 ad oggi, si sono avute più di quaranta crisi internazionali: mediamente una ogni otto anni. Nel mio libro spiego in dettaglio quelle storicamente più rilevanti: dalla crisi dei banchieri fiorentini del 1343, alla “crisi dei tulipani” del 1637; dalla “bolla dei mari del sud” del 1720, alle crisi più recenti, come ad esempio quella delle dot-com, generata dall’euforia per la new economy di Internet.
Tra le tante, voglio ricordare in particolare il cosiddetto “Panico dei banchieri”, la prima grande crisi globale del Novecento. Nell’ottobre del 1907 l’indice azionario di Wall Street perse il 37%. In tutta l’America folle di risparmiatori diedero l’assalto agli sportelli delle banche e il sistema del credito rimase paralizzato per mesi. La storia economica spiega così le origini di quel disastro: l’eccesso di investimenti immobiliari, il credito facile e le manipolazioni dell’alta finanza: le stesse cause che sono all’origine della crisi attuale!

A cosa è dovuta la continua instabilità del sistema capitalistico?

La teoria economica, nel tentare d’individuare l’origine delle crisi, distingue le crisi che si generano sul lato reale dell’economia da quelle che nascono a livello finanziario per poi espandersi alla produzione e al commercio. Le crisi che hanno origine dalla parte reale dell’economia sono poi distinte in crisi da shock della domanda e crisi da shock dell’offerta. Ma il quadro storico non sarebbe completo se non citassimo anche le cosiddette “crisi atipiche”, come quella del lunedì nero del 1987, la cui responsabilità fu attribuita ai sistemi informatici delle transazioni di Borsa che erano ancora in fase di prima applicazione: accadde così che vendite inizialmente contenute furono amplificate dagli ordini automatici alimentando in modo esponenziale una discesa che altrimenti avrebbe potuto essere “fisiologica”.

Come si sviluppano le crisi?

Alla base delle crisi finanziarie c’è un’ondata di ottimismo originata molto spesso da un’evoluzione favorevole dell’economia reale conseguente a fattori come lo sviluppo di nuove tecnologie o la scoperta di nuove risorse. Le aspettative positive contribuiscono ad una sottovalutazione del rischio e ad una facile apertura verso il credito sia da parte delle istituzioni creditizie che da parte degli investitori. Tutto ciò genera forti incrementi di valore sui mercati dei titoli. Ma ad un certo punto può accadere qualcosa che non sempre è spiegabile razionalmente: improvvisamente quei valori che fino al giorno prima erano considerati realistici, ed in base ai quali venivano conclusi centinaia di contratti, non sono ritenuti più credibili. E s’innesca la spirale della crisi.

È possibile prevedere una crisi?

Non è assolutamente facile capire se, in un dato momento, lo sviluppo di un’economia è sostenibile, oppure è portatore esso stesso dei germi che determineranno la futura crisi.
Prendiamo il caso della “grande depressione” degli anni Trenta. Ebbe inizio giovedì 24 ottobre 1929 con un crollo delle quotazioni di Wall Street di oltre il 13%. Il crollo fu dovuto all’esplodere di una bolla speculativa che coinvolgeva principalmente le nuove industrie che stavano sorgendo in quegli anni. Eppure l’euforia che aveva portato alla lievitazione dei prezzi dei titoli in Borsa era più che giustificata: a dimostrarlo c’erano gli ordinativi di nuove macchine che arrivavano alle industrie e la domanda di beni e servizi sui settori connessi. Un circolo virtuoso che sembrava non dover finire mai, almeno fino a quel fatidico giovedì nero.

 

E veniamo alla crisi attuale, di cui siamo, nostro malgrado, vittime e testimoni...

Le analisi economiche confermano che la crisi del sistema bancario del 2007, che ha colpito in prevalenza i paesi dell’area Nord atlantica (in primis USA e Gran Bretagna), si è trasformata in shock globale nel settembre 2008, generando un crollo del commercio mondiale di una rapidità e gravità mai registrate in precedenza. Tra i principali fattori all’origine della crisi, il ruolo delle banche e la crescita smisurata dei nuovi strumenti finanziari. Se le politiche del credito facile hanno assicurato agli USA un lunghissimo periodo di crescita economica, la riduzione dei controlli a tutela della solidità e della correttezza gestionale delle banche ha dato luogo – secondo molti economisti – ad una crescita “drogata” che, ad un certo punto, si è rivelata non più sostenibile. Il mercato finanziario è stato invaso da una quantità abnorme di “titoli tossici” che hanno compromesso la tenuta del  sistema.
In Italia, per nostra fortuna, la tempestività degli interventi, la particolarità della struttura economico-sociale e le maglie strette della regolamentazione bancaria (unite ad una maggiore attenzione alla assunzione del rischio da parte delle banche italiane) hanno consentito, come era già accaduto negli anni Trenta, di attenuare l’impatto della crisi.

Quali sono stati gli interventi per arginare la crisi?

Gli interventi degli Stati di fronte alla crisi delle banche – crisi che sembrava avviata verso un punto di rottura del sistema – sono stati principalmente indirizzati verso l’acquisto diretto di “titoli tossici”, la prestazione di garanzie sui debiti delle banche, ovvero l’intervento diretto sul capitale delle banche stesse. In conseguenza di ciò, si è creato nuovo debito pubblico per sostenere le istituzioni finanziarie in crisi. Secondo calcoli effettuati, l’aumento del debito pubblico globale nei paesi industrializzati, ammonterebbe, nel solo 2009, a circa 4.000 miliardi di dollari. E tuttavia questi interventi, se hanno consentito di arginare gli effetti più dirompenti e immediati, non hanno affrontato i nodi strutturali all’origine della crisi.

E quali sono questi nodi strutturali?

Sono quelli indicati dal presidente Obama in un comunicato inviato a trentuno testate internazionali: assicurare il credito, stimolare l’economia, aiutare i paesi in difficoltà, effettuare controlli sulle responsabilità e sui bilanci, imporre la trasparenza e la limitazione dei compensi. Insomma: mettere le briglie al capitalismo selvaggio, cancellando il riciclaggio e i paradisi fiscali, e creando nuove regole per la finanza globale.
Purtroppo, ad oggi, questi principi, non hanno ancora trovato attuazione. Fino a quando non si risolve il problema della regolamentazione dei mercati finanziari, la crisi sarà destinata a ripetersi. Contro la crisi globale, occorre una nuova etica dell’agire economico.
Viene spontaneo il collegamento la “Centesimus Annus” emanata nel 1991 da Papa Wojtyla. Nell’enciclica si afferma il valore positivo del capitalismo a condizione di arginare i fenomeni di sfruttamento e di valorizzare la libera creatività dell’uomo anche nel settore dell’economia. Con riferimento alla mondializzazione in atto, viene sottolineata la necessità di organismi internazionali di controllo, capaci di indirizzare l’economia al bene comune, cosa che un singolo Stato non è più in grado di fare...
Le indicazioni contenute nella “Centesimus Annus” hanno non soltanto un valore etico, ma anche un fondamento di compatibilità economica. Si finge spesso di dimenticare che il libero mercato è tutt’altro che un mondo senza regole. Trasparenza, libera scelta di iniziativa, assunzione piena dei vantaggi o degli svantaggi della libera scelta, sono le basi preliminari. Per questo motivo, ad esempio, sono vietate le intese, gli accordi e le pratiche lesive della concorrenza. Se non si rispetta la regola della piena assunzione del rischio nell’attività economica, ne risulta un mercato distorto...

Ma, a questo punto, come uscire dalla crisi?

A mio modo di vedere, esistono due soluzioni diverse che corrispondono a due contrapposte visioni del mondo. La prima è quella indicata da Papa Wojtyla, che fa appello alla superiore dignità dell’uomo e che si concreta negli accordi internazionali, nell’introduzione di un sistema di regole e nella ridistribuzione della ricchezza. La seconda è quella del “laissez faire”, che si affida alle forze cieche del mercato sulla base di una concezione utilitaristica dell’uomo quale essere egoista e indifferente, orientato solo agli interessi materiali.

E a suo avviso, nel breve periodo, quale delle due è destinata a prevalere?

È impossibile fare previsioni perché siamo in presenza di un coacervo di fattori inediti: la globalizzazione economica, la questione ecologica, l’immigrazione... cui si aggiunge il comportamento di milioni di persone che, come hanno dimostrato le recenti rivolte in Nord Africa e Medio Oriente, non sono più disposte ad essere massa di manovra dello sviluppo...
Purtroppo nei consessi internazionali, nonostante i reiterati proclami sulla necessità di nuove regole, non si è approdati finora a risultati concreti, mentre si delinea un nuovo fenomeno inquietante: le grandi istituzioni finanziarie, salvate a spese dei bilanci pubblici, hanno iniziato a speculare sull’insolvenza degli Stati che si sono indebitati per salvarle! Al punto che alcuni economisti si domandano: ci stiamo incamminando verso la bolla del debito pubblico, la madre di tutte le crisi finanziarie?
È una tattica che potrebbe rivelarsi suicida perché, se dovesse ripetersi una bolla come quella del 2008, non ci sarebbero più i bilanci pubblici a fare da ammortizzatori della crisi, e tutto il sistema finanziario – titoli, debiti, monete – rischierebbe di crollare come un’immensa montagna di carta, trascinando con sé l’economia reale.

Una crisi epocale di questo genere potrebbe portare al collasso del capitalismo?

Non necessariamente. Al momento non esiste un modello economico così efficiente e condiviso da poter sostituire il capitalismo, il quale ha dimostrato di avere grandi capacità di autorigenerazione, sebbene imponga un prezzo da pagare...

E quale potrebbe essere questo prezzo?

Nell’impossibilità, ripeto, di fare qualunque genere di previsione, mi limiterò a citare, a titolo di esempio, il modo in cui due paesi leader del capitalismo superarono la più grave crisi economica del Novecento. La Germania uscì dalla grande depressione degli anni Trenta con l’ascesa al potere di un uomo politico che rilanciò l’economia rifiutando i prestiti esteri gravati da interessi e ponendo fine alla possibilità di speculare sulla fluttuazione delle monete. Quell’uomo si chiamava Adolf Hitler. Gli Stati Uniti uscirono da quella stessa grande depressione con l’entrata in guerra del 1941, che alimentò un’intensa produzione industriale per fini bellici ed ebbe il suo culmine nelle due atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki nel 1945.


Ultimo aggiornamento Martedì 31 Gennaio 2012 18:25
 

Sicurezza nelle strade e sui mezzi pubblici

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

dall'amica Antonietta Spinelli

 

Un altro argomento che  mi sembra di primaria importanza è quello della sicurezza dei cittadini  che, in certi quartieri anche di giorno quando escono o quando devono usare un mezzo pubblico, temono per la loro incolumità e per quella dei loro cari. Molto ci sarebbe da fare in proposito che sistematicamente non viene fatto per una serie assai nota di motivi. Tuttavia qualche provvedimento di non grande portata,  facile da attuare e che di certo non può dar luogo alle solite quanto sterili contrapposizioni  ideologiche,  si può pur prendere nella speranza  che con la buona volontà di tutti  qualcosa di utile si possa poi concretizzare.

Per la sicurezza dei cittadini nelle strade e sui mezzi pubblici

La nostra città sta diventando sempre più insicura per la crescita esponenziale della microcriminalità nostrana e d’importazione che imperversa a tutte le ore del giorno ma specialmente di notte quando diventa estremamente rischioso muoversi se non in numerosa compagnia. La vigilanza da parte della polizia è estremamente efficiente ma è limitata a poche vetture che si muovono incessantemente per cercare di sorvegliare quanto più strade è possibile le strade e le piazze della città. Né è possibile intensificare la sorveglianza perché svariate macchine della polizia sono ferme per manutenzione e altre auto invece non possono muoversi perché prive di carburante. La crisi economica con i conseguenti tagli di risorse finanziare, purtroppo, colpisce anche le forze dell’ordine. Stando così le cose la delinquenza impazza impunita e i reati si aggiungono ad altri reati che a volte possono anche avere  esiti tragici.

I cittadini, a questo punto, hanno il diritto di avere un “protezione integrativa” che potrebbe essere attuata, con l’intervento di Comune e Regione, utilizzando la moderna tecnologia. Piazze e strade, ad esempio, potrebbero essere rese più sicure dalla presenza di colonnine munite di pulsanti sos collegati con il pronto intervento della polizia. Naturalmente onde evitare vandalismi sulle stesse si renderebbe necessaria l’installazione di telecamere, oltre le tante già esistenti, al fine di individuare e perseguire i responsabili. Il sistema potrebbe essere molto utile anche per invogliare ad utilizzarlo  quei cittadini che di fronte ad un fatto delittuoso che non li riguarda direttamente fuggono per paura evitando persino di chiedere aiuto per le persone in difficoltà.

Analoga procedura, ma di assai più semplice realizzazione, potrebbe riguardare i mezzi pubblici dove ormai troppo spesso si verificano borseggi, tentativi di violenza carnale, vandalismi e quant’altro. Sarebbe sufficiente installare sugli stessi, magari incorporato nell’erogatrice di biglietti, un dispositivo munito di un solo pulsante utile per chiedere l’intervento della polizia e che, al tempo stesso, provveda alla chiusura di tutte le porte per intrappolare i delinquenti.

Sono solo proposte di stimolo queste, prospettate da un cittadino che è stanco della violenza che ci circonda ma, soprattutto, della passività e del fatalismo con cui si accettano certe situazioni. Bisogna reagire in tutti i modi possibili. Ne va della nostra vita, di quella delle nostre famiglie e di quella delle generazioni future.

 

Antonietta Spinelli


 

A proposito di investimenti in cultura

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

la Redazione

 

La situazione dei beni culturali si fa in Italia sempre più drammatica per i tagli ai finanziamenti al settore che ormai si susseguono ininterrottamente da 10 anni: dal 2001 al 2011 sono dimnuiti del 40%, ovvero da 2.386 a 1.429 milioni di euro. Eppure il settore tira ugualmente e anzi registra complessivamente su scala nazionale una contenuta crescita di presenze turistiche di circa il 5,9 per cento. Il maggiore incremento si registra a Roma con un 9,3% che la dice lunga sul fascino che la nostra città esercita nel mondo. Tuttavia, pur trattandosi di un dato assai significativo, non ci si deve per questo accontentare e bisogna considerarlo solo come un punto di partenza, uno stimolo a fare meglio e per un buon motivo in quanto non esiste un'altra città al monso che eserciti un fascino maggiore di Roma. Basti dire che da una recente indagine svolta tra le agenzie di viaggi risulta che nei desideri del 95% dei turisti Roma è la prima città al mondo da visitare.

S'impone quindi un maggiore impegno e una maggiore attenzione al problema da parte delle autorità e dei cittadini tutti anche perché quando si pensa al turismo nella nostra città bisogna purtroppo fare i conti con le tante criticità da cui la stessa è afflitta come, ad esempio, la presenza eccessiva di ambulanti, di questuanti, di mendicanti, di microcriminalità. Per non parlare poi dello stato delle strade, dell'incuria dei giardini, della scarsa pulizia anche dei luoghi storici, del traffico troppo spesso convulso e caotico, della totale mancanza di servizi igienici pubblici.

In queste condizioni è assai difficile incrementare il turismo ma, intanto, in attesa che le citate criticità vengano risolte, qualcosa si può fare. Gli addetti alla custodia e valorizzazione delle opere d'arte e dei siti archeologici della città non sempre sono all'altezza di tale compiti. Si tratta spesso di personale assunto con varie motivazioni, anche di carattere sociale, ma privo di quel retroterra storico-culturale e di quelle conoscenze linguistiche che invece, nel caso specifico, sono indispensabili. Perché allora non utilizzare per tale compito il personale precario o disoccupato della scuola che, specialmente se proveniente da studi classici, potrebbe agevolmente operare nell'ambito artistico-culturale della nostra città? Si potrebbero così soddisfare le esigenze del settore ed offrire uno sbocco occupazionale confacente a personale altemente qualificato.

 

Antonietta Spinelli


Ultimo aggiornamento Martedì 31 Maggio 2011 21:35
 

Un uomo speciale

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

la Redazione

 

Un uomo Speciale non poteva che avere uno staff speciale!

Lucia


Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Maggio 2011 09:05
   

Cerca di non morire di Antonio Lo Iacono

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la riflessione dell'amico Antonio Lo Iacono

Cerca di non morire

 

Cerca di non morire mai

certo che te ne puoi andare via

per qualche momento

o per una vita intera

e se non mi trovi

quando torni aspettami

sul cuscino del tempo

ti sveglierò dolcemente

con la musica del vento

tra le fronde degli alberi

che abbracciano il bosco


cerca di non morire

di non morire mai

nel mio cuore...

 

Antonio Lo Iacono


Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Aprile 2011 11:10
 

Terremoto in Giappone: una riflessione sul nucleare

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dall'amica Angela.

la Redazione

 

Caro Presidente,

è notizia di questi giorni il devastante terremoto che ha colpito il Giappone. Alla tragedia umana si sommano le preoccupazioni per l'economia e soprattutto le conseguenze enormi per il rischio di fuga di materiale nucleare dalla centrale di Fukushima.

Le conseguenze saranno enormi e non ci sono strumenti di alcun tipo per far fronte all'emergenza sanitaria che seguirà.

Le scrivo perchè in quanto cittadina del Lazio voglio dirle GRAZIE per aver votato nella sua Commissione una proposta di legge che dice NO al Nucleare nella nostra regione.

Spero che il suo contributo serva da monito per tutti.

Angela


Ultimo aggiornamento Mercoledì 30 Marzo 2011 13:23
   

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